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TT per la riapertura: guida allo Smart Working intelligente nella fase di ripresa

Scritto da Iacopo Del Freo | 8-set-2020 6.45.00

L’emergenza CoVid-19 ha fatto sì che il termine Smart Working sia entrato nel linguaggio comune delle aziende, molte delle quali non avrebbero mai pensato di passare a questa modalità di lavoro prima dell’emergenza. Ma non tutti coloro che hanno lavorato da casa durante il lockdown hanno fatto smart working.

Il vero e proprio smart working ha riguardato non più del 30% delle imprese italiane, quelle che erano già organizzate per avvantaggiarsi delle potenzialità delle tecnologie digitali. Dobbiamo infatti distinguere lo Smart Working dal lavoro da remoto: lavorare in Smart Working non significa semplicemente lavorare da casa, ma implica una nuova concezione del lavoro ovvero una nuova relazione degli elementi che la compongono: il lavoratore, il luogo di lavoro, il merito, la produttività, la tecnologia, la formazione, la cultura manageriale.

Il lockdown è stata una buona occasione per effettuare un test di massa che ha aperto una finestra su scenari radicalmente nuovi sui modi di lavorare, di vivere e di beneficiare delle nuove tecnologie, che non può essere più richiusa.

I numeri dello Smart Working in Italia

Secondo un report realizzato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro a partire dai dati ISTAT, si è passati progressivamente dall’1,2% di occupati in modalità Smart Working nel pre-Coronavirus all’8,8% nei mesi di lockdown, percentuale che attualmente si attesta al 5,3%. L’incremento maggiore del lavoro agile ha coinvolto i settori dell’informazione e della comunicazione, con 28,2 lavoratori in Smart Working in più ogni 100 dipendenti, mentre in altri settori, come l’attività professionale, scientifica e tecnica, l’incidenza tra i dipendenti è aumentata di 16 dipendenti in più ogni 100.

Come era prevedibile, lo Smart Working si è consolidato prevalentemente nelle grandi aziende, mentre tra le piccole l’impatto è stato minore. Complessivamente, tenendo conto dei dipendenti di aziende private e di organizzazioni pubbliche, i lavoratori occupabili in modalità agile sarebbero 3,8 milioni (pari al 21,1% del totale), impiegati in mansioni di segreteria e affari generali (1,2 mln di lavoratori), tecnici dell’organizzazione e dell’amministrazione delle attività produttive (515.000) e dagli specialisti delle scienze gestionali e commerciali (399.000).

I numeri confermano che il cambiamento è in atto e sarebbe folle tornare indietro alle vecchie abitudini, ma il vero problema è costituito dalla resistenza al cambiamento e dalla mancanza di competenze. È necessario orientare le scelte verso sistemi flessibili, interconnessi, capaci di mettere in contatto diverse persone da diversi luoghi con piattaforme di accesso ai dati non legate a una specifica sede.

Tra l'altro attorno allo smart working possono nascere condizioni di lavoro più inclusive di categorie oggi in maggior difficoltà, come le donne, le persone con disabilità. Dal punto di vista dei servizi disponibili per le aziende per l’attuazione del vero e proprio Smart Working, l’offerta è piuttosto ampia. L’ideale è individuare un unico fornitore di servizi che, grazie alle proprie partnership con aziende leader in ogni singolo settore, possa essere per l’azienda un interlocutore unico in grado di fornire tutti i servizi di cui l’azienda ha bisogno per attuare la trasformazione digitale nel profondo.

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I servizi di TT Tecnosistemi per lo Smart Working

Grazie alle varie partnership con aziende esterne, TT Tecnosistemi è in grado di fornire tutti i servizi necessari alla trasformazione digitale ad un altissimo livello di qualità e di supporto grazie ad infrastrutture sicure, scalabili e performanti, come consentire ai remote-worker di connettersi in modo sicuro e rapido a tutte le applicazioni di cui hanno bisogno, comprese le app SaaS, in cloud e nel data center e tutta l’infrastruttura aziendale può essere riprodotta in remoto grazie a tecnologie Cloud e VDI.

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Per lo Smart Working e Collaboration, TT Tecnosistemi mette a disposizione notebook, stampanti, smartphone, accessori, software e tutto ciò che occorre all’azienda per trasformare il lavoratore da remoto in uno Smart Worker, in grado di lavorare efficientemente seguendo le direttive aziendali.

Ma un aspetto molto importante dello Smart Work è la sicurezza in termini di immunità ad attacchi informatici, come il Phishing, che induce gli utenti a rivelare informazioni finanziarie, credenziali di sistema o altri dati sensibili. Per prevenire questo tipo di attacchi è necessaria una buona formazione del personale in modo che possa autonomamente riconoscere una mail di phishing ed evitare quindi di cadere nella trappola. La formazione sulla sicurezza informatica incentrata sulle persone è personalizzata secondo le esigenze dei singoli, che possono completarla in modo efficiente e che, soprattutto, è efficace nel cambiare i comportamenti e ridurre i rischi a ogni livello della tua azienda.

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Per le attività che necessariamente richiedono la presenza di personale in azienda, come le attività logistiche, di magazzino o di assistenza on-site, per le quali non è attuabile la modalità di lavoro Smart, vi sono tutta un’altra serie di servizi per garantire la sicurezza dei lavoratori e il rispetto delle normative vigenti.

Ad esempio, per garantire le giuste distanze fra le persone ed evitare assembramenti, sia nelle fabbriche, che in uffici, che in negozi, la tecnologia mette a disposizione dei dispositivi indossabili (bracciali, portachiavi, TAG, sensori). Questi sono basati su un trasmettitore BLE (Bluetooth Low Energy) che rileva il segnale ricevuto da altri dispositivi indossabili intorno e stima la distanza in base alla potenza del segnale. È possibile impostare la soglia sulla potenza del segnale per regolare distanza alla quale viene attivato l'allarme che può essere segnalato ai lavoratori tramite vibrazione o tramite un suono. Il dispositivo può memorizzare nella memoria interna l'ID degli altri dispositivi che si sono avvicinati oltre la distanza minima impostata e questi ID possono essere scaricati usando sempre l'interfaccia Bluetooth.

In questo modo si può eventualmente risalire allo storico dei dispositivi (quindi degli individui) che si sono trovati in prossimità (ed eventualmente a quale distanza).

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Conclusioni

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