7 novembre 2018

Il ruolo dei CIO nell’industria 4.0

Quella del CIO – Chief Information Officer è una figura sempre più importante, nell’organigramma, nel lavoro e nella progettualità delle aziende che abbracciano le tecnologie della quarta rivoluzione industriale. Il CIO non è più soltanto una figura di raccordo tra CEO (Chief Executive Officer – Amministratore Delegato) e CFO (Chief Financial Officer – Direttore Finanziario), ma è oggi una figura determinante dal punto di vista decisionale. È “l’uomo dei dati” e una vera “data-driven company” non può fare a meno di una guida competente, preparata e dotata di una visione ispirata e prospettica.

 

Il grande cambiamento dell’Industria 4.0

Così come avvenne in Inghilterra tra la fine del XVII° secolo e l’inizio del XIX°, siamo oggi di fronte, stavolta su scala globale, a un cambiamento che già si profila come lo spartiacque più profondo della storia dell’umanità. Da un lato di questo confine un’industria moderna e capace di enormi volumi di produzione, ma ancora ancorata a metodi di lavorazione che vengono da un passato pre-digitale; dall’altro la nuova industria 4.0, digitale, connessa, automatizzata, robotizzata, in cui il fattore umano assume un significato completamente nuovo e con esso anche il ruolo dei manager, sempre più complesso e fondamentale.

Nell’era dei Robot, dell’Internet of Things (Internet degli Cose), del Cloud Computing e dell’Intelligenza Artificiale e di molte altre tecnologie rivoluzionarie e dirompenti, infatti, non bastano più le classiche capacità manageriali, per far funzionare al meglio un’azienda.

Questa nuova era sposta profondamente il focus e ridefinisce il senso stesso del fare industria, dalla mera capacità produttiva a quella di governare l’azienda attraverso i dati raccolti e analizzati in tutta la filiera, ben oltre il ciclo produttivo, fino al quotidiano utilizzo dei prodotti da parte dei loro utilizzatori.

Siamo entrati in quella che molti definiscono l’era delle data-driven company, aziende che non vivono più delle mere intuizioni e della vision dei loro manager, ma che a queste affiancano un puntuale e profondo lavoro sui dati, per confermare o smentire tali “scintille” e, soprattutto, per ottimizzare ogni fase della filiera aziendale, evitando ogni forma di spreco e concentrando tutti gli sforzi su ciò che produce business e che fa crescere l’azienda stessa, in tutte le possibili direzioni.

 

CIO e industria 4.0: sparirà il lavoro degli uomini?

In questo complesso panorama, in cui macchine sempre più intelligenti e autonome sembrano voler scavare la terra sotto i piedi ai lavoratori e portargli via ogni mansione e compito, il capitale umano assume un ruolo nuovo ed enormemente più importante che in passato. Automazione e robotizzazione non stanno uccidendo il lavoro dell’uomo, ma lo stanno valorizzando, confermando in ogni modo la sua assoluta indispensabilità. Ciò che le macchine continuano a non saper fare, infatti, è dare senso e indirizzare nel modo migliore l’enorme quantità di dati che il loro lavoro produce e raccoglie.

La vera differenza tra il lavoro umano e quello delle macchine, infatti, è insita proprio nella capacità di queste ultime di tracciare in modo puntuale ogni singola attività svolta, trasformando quelle che per l’uomo sono soltanto sensazioni (percezioni sensoriali come ad esempio la fatica o il dolore, oppure i profumi) in registrazioni puntuali e a prova di errore. Tutto questo, in un mondo connesso e interattivo come quello dell’industry 4.0, significa scambio e incrocio costante di informazioni tra macchina e macchina, tra macchina e uomo e tra uomo e uomo, che complicano ancora di più lo scenario e ne aprono di nuovi.

Tutte queste registrazioni e tutti questi dati, tuttavia, non avrebbero alcun senso se la loro analisi non fosse affidata a uomini in grado di valutare, di discernere, di districarsi nella giungla di queste tecnologie. Rispetto al passato, inoltre, esse presentano la caratteristica di non essere prevalentemente statiche e immutabili, almeno fino al rinnovamento del parco macchine; le nuove tecnologie intelligenti si aggiornano costantemente, imparano mentre svolgono il loro lavoro, interagiscono con macchine e uomini e cambiano giorno dopo giorno, mentre il mercato sforna nuove tecnologie e alza l’asticella mese dopo mese, incessantemente.

 

Il CIO dell’industria 4.0 e le sue nuove responsabilità

Questo difficile e mutevole panorama mette dunque il CIO nella condizione di non poter più svolgere un ruolo di semplice raccordo tra l’AD e il Direttore Finanziario, che per svolgere al meglio le loro mansioni devono poter contare su un referente in grado di assumersi direttamente delle responsabilità e di prendere decisioni importanti.

Non si tratta più soltanto di sondare il mercato per individuare le migliori tecnologie al miglior prezzo e di farle lavorare bene, infatti, ma di leggere i dati dall’alto di una vision lucida e capace di comprendere che non si tratta più soltanto di investimenti e di scelte tra brand, tecnologie e macchine da inserire in azienda, ma di qualcosa di estremamente più complesso e prospettico.Si tratta di creare una vera e propria squadra di uomini e di macchine che vadano nella direzione giusta, che anticipino il futuro, che si adattino ai cambiamenti e consentano all’azienda di essere e di rimanere competitiva non soltanto in termini di qualità dei prodotti e di capacità produttiva, perché le esigenze e le sfide del mercato sono cambiate e cambieranno sempre più velocemente e a vincere non sarà necessariamente chi avrà investito di più o chi non smetterà di rinnovare le proprie tecnologie, ma chi saprà mettere in campo il pacchetto uomo-macchina con la vista più lunga e, soprattutto, con la capacità di ottimizzare al meglio ogni singola fase, ogni singolo processo, guardando avanti e pianificando in modo coraggioso, lungimirante e sostenibile (non soltanto dal punto di vista economico).

 


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