18 gennaio 2017

DSA e BES, la didattica inclusiva sposa tecnologia e digitalizzazione

DSA e BES, andare oltre gli acronimi per comprendere e colmare i reali bisogni dell’alunno con difficoltà di apprendimento

Studenti DSA e BES. Due acronimi che, soprattutto negli ultimi anni, hanno rimesso in discussione il modo di fare scuola e i metodi di insegnamento italiani. Perché dietro queste sigle – che indicano, rispettivamente, i ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e Bisogni Educativi Speciali – si nascondono necessità individuali che non possono essere ignorate e a cui l’intero mondo scolastico sta cercando, anno dopo anno, di dare risposte concrete.

DSA e BES in classe

Secondo dati statistici, in Italia i DSA hanno un’incidenza compresa tra il 3 e il 5% della popolazione scolastica. Il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) garantisce il diritto allo studio degli alunni con DSA attraverso molteplici e svariate iniziative. Al di là della strategia scelta per ogni singolo caso, l’obiettivo dei diversi approcci adottati in aula è comune: realizzare percorsi didattici personalizzati e fornire agli allievi DSA o BES strumenti compensativi ad hoc per apprendere al meglio. Tutto, nell’ottica di superare la discriminante tradizionale – alunni con disabilità / alunni senza disabilità – che, visto il contesto sempre più variegato in cui si va ad agire, non rispecchia a pieno la complessa realtà delle classi italiane.

Scuola 2.0: tecnologia e digitalizzazione al servizio della didattica inclusiva

La tecnologia sta cambiando i modelli tradizionali di insegnamento. Il mondo scolastico si trova a confrontarsi sempre più con studenti che masticano i linguaggi della programmazione informatica e che conoscono le dinamiche dell’interazione digitalizzata. Ecco che i sistemi offerti dall’innovazione tecnologica si inseriscono a pieno nel processo di costruzione della didattica del futuro e anche nella realizzazione di programmi personalizzati per ragazzi DSA o BES.

Sempre più istituti si stanno cimentando nella scalata verso una scuola a misura di nativi digitali: in queste strutture didattiche docenti e studenti sono dotati di un tablet personale, imparano e insegnano stando sempre connessi e interagiscono attraverso una metodologia didattica in cui Internet e i device rappresentano un valore aggiunto nel processo di apprendimento.

I dispositivi si rivelano preziosi alleati per la didattica in ogni area disciplinare e sono inoltre in grado di offrire supporto ai ragazzi affetti da disabilità nella comunicazione. Grazie a questi sistemi applicativi, gli allievi DSA e BES hanno a disposizione strumenti compensativi in grado di facilitare il percorso di studio e migliorare il confronto dei ragazzi con ricerche e compiti a casa. Contenuti didattici interattivi, risorse web, libri e testi digitali sono consultabili in qualunque momento e permettono agli allievi con bisogni speciali di individuare e sviluppare al meglio potenzialità e capacità.

Scuola digitale e BES: il cambiamento parte (anche) dai professori

Per costruire una scuola nuova, in cui anche gli studenti DSA o BES possano fruire al meglio degli insegnamenti e apprendere attraverso i supporti tecnologici, è necessario che anche i docenti facciano la loro parte: l’evoluzione della didattica chiama in campo professori formati adeguatamente non solo a utilizzare i computer o altri strumenti digitali, ma anche a capire in che modo tutto questo può diventare un valore aggiunto. Non si tratta semplicemente di aggiungere ore di informatica alle lezioni, ma di arrivare a un diverso approccio alle materie in cui il digitale faccia parte della didattica a livello interdisciplinare.

Ne abbiamo parlato con la professoressa Germana Vagnarelli, esperta di Didattica Assistita dalle Nuove Tecnologie e docente all’interno della classe pilota del progetto – all’insegna della metodologia Flipped Classroom – promosso all’istituto comprensivo via Brianza di Bollate, scuola primaria “Iqbal Masih”.

Quali sono le principali difficoltà che i ragazzi DSA o BES riscontrano in classe, nel percorso quotidiano di apprendimento e di studio?

“Tengo prima di tutto a precisare che queste osservazioni sono frutto dell’attività svolta in classe quotidianamente e per cinque anni. Le difficoltà che incontrano questi alunni nell’apprendimento e nello studio sono diverse ma del resto, come si dice, “ogni bambino è unico”. In questo ciclo didattico ho in classe tre alunni DSA e un alunno BES, uno studente cinese arrivato in terza ad anno scolastico già iniziato, completamente privo di conoscenze italiane a livello linguistico e culturale.

Per i DSA le criticità affrontate sono state svariate: dal copiare dalla lavagna a imparare a utilizzare lo spazio sul foglio, senza contare i tempi lunghissimi e snervanti di esecuzione dei lavori e gli errori negli elaborati in numero significativamente superiore alla media. Quando ci siamo avvicinati alla lettura c’è stato poi un nuovo campanello d’allarme: i problemi non riguardavano solo la capacità di decifrare un testo, ma anche l’abilità di coglierne efficacemente il significato. I ragazzi si rifiutavano quindi di leggere, si muovevano continuamente e mentre leggevano avvicinavano e allontanavano il libro. Si creava, insomma, un clima di ansia e tensione emotiva che si ripercuoteva sullo loro autostima.

Tutti questi elementi, se non considerati con grande attenzione, potrebbero far apparire l’alunno troppo frettoloso o lento, intelligente ma svogliato, distratto e facilmente distraibile. Un alunno insomma, che non si impegna abbastanza o che presenta grande discrepanza tra la sua intelligenza generale e le sue abilità specifiche, che brilla nelle prove orali ma fallisce in quelle scritte. Questi ragazzi hanno necessità di continui incoraggiamenti perché hanno una bassa autostima e ogni piccola parola di sostegno può davvero fare la differenza.”

Come è cambiato negli anni l’approccio scolastico e il metodo di insegnamento che i docenti utilizzano per lavorare con i ragazzi DSA o BES?

“L’introduzione delle nuove tecnologie ha sicuramente cambiato e sta cambiando il metodo di insegnamento e l’approccio di questi alunni con la scuola. Credo sia arrivato il tempo di dire basta agli studenti DSA O BES “allontanati” dalla classe o visti come “diversi” perché in aula fanno uso del computer per l’apprendimento.

Adesso tutti studiano con le mappe, fanno ricerche, si servono del libro digitale, disegnano e hanno a disposizione il raccoglitore di tutti i quaderni delle discipline. Questo passaggio ha quindi permesso agli alunni DSA, che da subito hanno dimostrato una grande dimestichezza con la tecnologia, di diventare “quelli che aiutano” e non “quelli da aiutare”.

Oggi, in classe, gli alunni DSA respirano un’aria rilassante e rassicurante. Si viene a scuola volentieri, con impegno. I ragazzi non dimenticano né compiti né materiale scolastico. Ogni giorno si fanno nuove scoperte ma soprattutto si alimenta la consapevolezza di poter superare le difficoltà.”

In base alla sua esperienza personale, quanto concretamente la tecnologia e i dispositivi innovativi hanno influenzato il processo di apprendimento di questi ragazzi e quali risultati hanno raggiunto gli allievi che si sono affidati alle soluzioni offerte per DSA e BES?

“Non ho mai usato materiali preposti per i DSA o BES. Ho voluto, sin da subito, servirmi di qualcosa che sarebbe potuto andare bene anche per gli altri alunni della classe perché credo sia molto importante facilitare l’integrazione di questi allievi nel gruppo, soprattutto per la loro autostima. Ho quindi selezionato App per la lettura, applicazioni specifiche per fare mappe, organizzare i quaderni e lo studio. Questi alunni seguono il programma della classe, ovviamente con tempi dilatati e consoni alle loro esigenze, leggono ad alta voce per i compagni, studiano con le mappe come tutti gli altri e vengono a scuola volentieri perché hanno capito che la scuola non è un ambiente a loro ostile ma un luogo che li aiuta a superare le loro difficoltà.

Concludo con una riflessione e uno spunto che spero possa aiutarci a mettere a fuoco la strada da intraprendere o, per chi l’avesse già sperimentata, da portare avanti all’interno della scuola: “La didattica tradizionale potrebbe andar bene per tutti ma non per i DSA, mentre una didattica per i DSA potrebbe andare bene per tutti“.


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